La parete rosa

Visto che anche quest’anno ci tocca il Natale è successo anche alla zia Jo, da brava zia, di doversi recare al negozio di giocattoli perchè che Natale è senza regalo ai bambini diciamocelo.

Quando ero piccola aspettavo le feste natalizie con trepidazione per avere un giocattolo in più, i miei erano poveri (violini in sottofondo – io vestita da piccola fiammiferia al freddo e al gelo della Barbagia) e solo in quell’occasione potevo sperare in qualcosa di decente. Ho atteso la Barbie per anni e anni e ricordo la delusione e le lacrime quando ho ricevuto una Tania, che adesso sarà pure famosa ma ai tempi (gli anni’80) era solo la cugina sfigata della biondona californiana.

Comunque i giochi che c’erano allora adesso non li fanno più, belli quegli anni lì ci accontentavamo di poco te la ricordi la pianola Bontempi, bla bla bla.

Nostalgie a parte, avventurarsi al giorno d’oggi tra gli scaffali pieni di giochi per un essere umano adulto può diventare un’esperienza devastante, in primis per i prezzi e in seconda istanza perchè è decisamente meglio lasciare la coscienza politica a casa.

La cosa che salta all’occhio immediatamente, appena ci si avvicina al reparto giocattoli è la parete rosa, io la chiamo così per ovvi motivi:

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Passeggini rosa per bambole rosa, phon rosa, arricciacapelli e perline rosa, pattini rosa, sapientino rosa, sandaletti rosa, stelle e stelline rosa, specchietti, pettinini, collanine, tutto all’insegna del rosa. La genderizzazione nei giocattoli ormai la fa da padrona. Ho visto perfino costruzioni Lego con contenitore rosa perchè si sa che le femminucce costruiscono e creano con le ovaie e i maschietti con i testicoli.

Nei giocattoli per bambine questa tendenza rosa è prevalentemente virata verso l’estetica: perline, treccine, trucchi, tutto l’ambaradan che dovrebbe servire a farle diventare più belle è presente in numero massiccio tra gli scaffali.

Poi c’è una secondo filone del rosa che riguarda i futuri mestieri e le aspirazioni delle bambine non strettamente legate al campo della bellezza (top model esclusa insomma): ballerine, parrucchiere, sarte, infermiere, musiciste, mamme in generale ma soprattutto CASALINGHE.

 

 

 

 

 

 

 

La musicista con il microfono rosa e la chitarrina rosa (anche qui si sa che le femminucce cantano e suonano con le ovaie ecc ecc) è un sospiro di sollievo per qualsiasi adulto perso tra lavatrici, ferri da stiro, assi da stiro, forni a microonde, pentolini, set per il the, gelatiere, friggitrici e tutto l’occorrente studiato fin nei minimi dettagli e declinato nelle varie sfumature del rosa per creare la perfetta casalinga.

E qui veniamo ad un ulteriore travaso di bile: oltre alla divisione in gender si aggiunge la fidelizzazione del cliente dalla più tenera età, e non si tratta più della pianola Bontempi o di Peppa Pig che poi non ti ritrovi più nella vita piantando un chiodo in un muro o prendendo un autobus, qua si tratta proprio di marchi che con lo stratagemma del giocattolo riescono a creare uno strettissimo legame fin dall’infanzia riuscendo ad accompagnare il cliente in età adulta con oggetti di uso quotidiano.

Questo ad esempio è un mini mocio Vileda rosa, l’esempio perfetto di combo genderizzazione + fidelizzazione:

 

 

 

 

 

Ma anche senza il rosa si difendono bene, Vileda quest’anno si ritrova un po’ dappertutto così come la piccola moka di Bialetti o la cucina Scavolini:

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Il capitalismo ci ha fregato tutto: occupa le nostre menti, ci ammorba la vita già dall’infanzia, è una palla al piede, una zavorra di cui non riusciamo a fare a meno. Ha rubato perfino la fantasia dei bambini, i loro sogni e la nostra capacità di creare un gioco per loro.

Tra gli scaffali adulti inconsapevoli e ciondolanti tra Winx, Peppa Pig e macchinine con lo stemma dei carabinieri, per qualche resistente lavori “contro” come il progetto Dolls di Mariel Clayton, ma ai bambini e alle bambine, mi chiedo: cosa resta?

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3 Responses to La parete rosa

  1. anarcofem says:

    Io la Tania la schifavo a prescindere.
    Per quanto riguarda la fidelizzazione ho notato che adesso se ne sono accorti un po’ tutti, o il fenomeno era fin troppo evidente o il passaparola in rete comincia a funzionare http://www.huffingtonpost.it/2013/12/19/giocattoli-sessisti_n_4471486.html?utm_hp_ref=italy

  2. Salamandra says:

    sta roba della fidelizzazione fa letteralmente accapponare la pelle. ancora peggio del solito rivoltante sessismo dei giocattoli.

    grazie per avermi ricordato la Tania! La bambola sfigata che si rompeva subito! quanto l’ho amata e odiata allo stesso tempo!

    ps: grazie per il link sul progetto dolls. e’ fantastico.

  3. Condivido. Una nota a margine: il dominio dei lavori maschili rappresentati dalla giocattoleria è rimasto più o meno invariato, per le femmine dei miei tempi invece c’erano solo biondone e tegami, adesso si è aggiunto tutto il campo dell’estetica spettacolare… cantante, ballerina, estetista (chiaro) ecc

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