Decomposizione

L’odore si sente dalla strada, nauseabondo e dolciastro, mi avvicino fino a dove posso e prima che arrivi il famoso conato mi fermo: eccola lì la pecora morta, nugoli di mosche carnarie le sono addosso, si levano al mio passaggio, mi si avventano contro.

Il primo dei cadaveri ovini quest’estate è stato circa un mese fa, sotto una montagnetta nodosa irta di pietre, stessa scena a chilometri e chilometri di distanza da qui, un’altra vita e un’altra situazione per me, le stesse mosche e lo stesso miasma di putrefazione che mi teneva a distanza.

Ad agosto inoltrato l’odore della decomposizione copriva già abbondantemente quello dei fichi che si spaccavano al sole e facevano cadere gocce di miele, da 20 segnalazioni di focolai di blue tongue siamo passati a diverse centinaia nel giro di due settimane, è il momento delle fosse comuni già stracolme approvate dalla Asl. Nell’attesa che si scavino nuove fosse e che venga data l’autorizzazione a sotterrare i corpi di questi poveri animali, le carcasse marciscono al sole, si gonfiano e si riempiono di larve, vengono lasciate alla pietà dei pastori che le mettono al riparo dai cani e dalla calura che ne accelera il disfacimento.

Spesso sono proprio loro a finire gli animali agonizzanti ed è strano non sentire qualcuno che levi una voce davanti a tanta sofferenza, umana e animale, ma tanto son solo pastori, e le pecore solo pecore, mica cani o gatti. Forse qualche animalista potrebbe perfino gioire della fine di questi allevamenti che non hanno mai voluto saperne di essere intensivi e che si rifanno ad una mentalità assurda e arcaica dove gli animali sono trattati peggio degli oggetti. Forse qualche dipendente statale gioirà della fine di questi bifolchi ignoranti che hanno sempre campato di assistenzialismo, e il risarcimento per la siccità e l’assegno per questo e l’indennizzo per quello e vuoi vedere che gli danno soldi pure per la blue tongue a questa gente qua.

Mi aggiro in mezzo all’ecatombe e quando le vedo stese a terra, sotto la canicola, con le ulcere alla bocca, l’unica cosa che penso è che vorrei sparare a questi animali dritto in fronte e vaffanculo, tanto moriranno tutte. Tutte. E’ solo una questione di tempo, uno stillicidio inutile, stanno crepando e anche in malo modo. Migliaia di capi già morti, migliaia di persone già disperate che affondano ancora di più nella disperazione.

“Non fare gesti inconsulti mi raccomando.” Ride. La parola “inconsulto” lo diverte, ha già donato alla nobile causa della fossa comune dieci pecore, due sono morte tra ieri e oggi invece, dice che le ucciderà tutte con le sue mani e le appenderà, una per ogni albero. Ride di sé e della sua angoscia come uno scemo, non è vera affatto la favola della dignità del popolo che soffre anche perchè questa storia di merda non ha neppure un briciolo di dignità.

Una storia che racconta di malattie mai sentite nuove di zecca, di un’economia in ginocchio, dell’estinzione tanto voluta e a lungo desiderata del pastore sardo, quello buono per i racconti mitici, per le case-museo, per i libri ambientati nell’800, per i depliant dei turisti che vanno sempre e solo al mare e poi si vantano con gli amici che sono stati in Sardegna e che posto selvaggio dovevi vedere com’era selvaggia la spiaggia e incontaminato il supermercato.

Il pastore, quello che si è tentato di far scomparire con i piani rinascita, di ammansire convertendolo in operaio con fabbriche che hanno portato solo morte e disoccupazione, di addomesticare facendolo dipendere dallo Stato. Il pastore, l’unico responsabile dei sequestri di persona, degli incendi, degli attentati, dei sentimenti antistatali e individualisti, dei codici di vendetta e della mancata fiducia nella giustizia e nelle forze dell’ordine, una categoria da annichilire, distruggere, estirpare per sempre. Il pastore, sempre lui.

Eppure bastava anche meno, molto meno. Bastava anche..toh, una maledetta peste e una zanzara schifosa, ma si sa che le soluzioni arrivano sempre tardi.

“Le ammazzo tutte e mi iscrivo all’ufficio di collocamento, eh?” questa volta la risata, dal cuore, sgorga in petto a me. Forse dovremmo ubriacarci mentre osserviamo lo sfacelo delle campagne che splendono irreali sotto il sole, l’odore dell’alcool dovrebbe riuscire a coprire il puzzo di morte che ci perseguita e che non ci fa dormire la notte.

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2 Responses to Decomposizione

  1. anarcofem says:

    Ciao Rita, bene bennida!
    L’articolo dell’Ugnone Burda (o l’editoriale) me lo sono perso, suppongo fossero grandi perle di saggezza conoscendo la carta per il cul..ehm, il giornale in questione. Pro caridade..
    Cosa ci fai in Francia? Sei emigrata?
    Qua stiamo avviando un progetto tra emigrate di ritorno, si chiamerà Arkivi@ e la sede non sarà a Nuoro ma vicino a Macomer. Ci stiamo già lavorando da un po’ di tempo e stiamo raccogliendo materiale (cartaceo e non) da mettere a disposizione per la consultazione. Nel caso dovessi tornare sai che ci siamo insomma 🙂
    A presto!

  2. raita says:

    ciao noi non ci conosciamo purtroppo,io sono rita e sono di nuoro ma ora sono in francia..é bello leggerti,mi chiedo se é proprio possibile che qualcun altra ragioni
    la vita più o meno come la ragiono io,con un senso di fastidio feroce,di inadeguatezza e di fiera battaglia…e kie non keret,krepet!sono completamente fuori da internet,lo uso da pochi mesi e giusto perché sono qui,é più facile cosi’ comunicare con amici e compagni e parenti simpatici;avremo modo di conoscerci spero,ma mi piacerebbe sapere cosa ne pensi dell’articolo del direttore-giornalaio dell’unione sorda,apparso almeno due giorni fa(credo sia l’editoriale)a proposito dell’adozione di bambini da parte di coppie gay,per descriverti brevemente le boiate di buon senso del suddetto benpensante..magari l’hai letto e non c’hai un cazzo da dire,che sarebbe pure giusto,ma cosi’..per segnalartelo, ‘sto cojone!a presto

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