Sì ma quante sono?

Non si sa, è un vero mistero. 101, 110, 97, 64, non si sa quante sono queste morte ammazzate in quanto donne. Lo sapremo mai? Chissà.

Non sono molto speranzosa in questo senso. Come qualcuno/a già saprà gestisco insieme ad un’altra persona, in grande silenzio, quest’altro blog, che ha la piccolissima pretesa di documentare le violenze di genere che avvengono nella mia isola. Fino ad ora, dall’inizio dell’anno, ne ho contate ben 71 (ma molte ci saranno sicuramente sfuggite): la maggior parte sono notizie di violenza sulle donne, specialmente di stalking. Violenze su minori una quindicina. Violenze sugli uomini assolutamente nessuna, ci sarebbe solo l’omicidio di Sorso avvenuto all’interno di un bar tra una giovane tossicodipendente e un avventore ubriaco che io non reputo assolutamente omicidio di genere e invece Bollettino di Guerra sì (il perchè mi sfugge totalmente).

Solo negli ultimi tre giorni ho trovato ben 3 notizie di violenza sulle donne in Sardegna, mi chiedo a che quota si potrebbe arrivare se in tante/i cominciassero a monitorare i propri luoghi di appartenenza in questo senso, la propria città-provincia-regione, se si creasse addirittura una vera e propria rete in cui raccogliere notizie sulla violenza di genere. In questo modo non si lascerebbe il compito solo ad un osservatorio nazionale (sul modello dell’osservatorio omofobia ad esempio) delegando il tutto ad un’associazione o ad un ente, o alla casa delle donne di Bologna che a fine anno svela il numero delle morte ammazzate per femminicidio ma non quello delle altre violenze o di vittime considerate collaterali (notizia di oggi è ad esempio quella dei due bambini uccisi per fare “dispetto” alla moglie e per me sono vittime di femminicidio) o a Bollettino di Guerra che riporta soprattutto femminicidi, sporadiche violenze su donne e violenze sugli uomini “per allargare l’indagine” ma la maggior parte di quelle su donne, bambini, trans, gay ecc. che avvengono giornalmente no.

Mi si potrà rispondere che buona parte delle notizie eventualmente raccolte sarebbero solo reati ipotetici in quanto sterili articoli di giornale, impossibili da seguire nella loro presunta veridicità fino a processi avvenuti, purtroppo totalmente alla mercè delle opinioni personali di chi li catalogherebbe per importanza e/o motivazione e molta parte di quelle notizie andrebbero perdute: sono d’accordo su tutte queste obiezioni.

Ma sono anche ugualmente convinta che un tentativo vada fatto in questo senso. Ci vorrebbe molto poco in realtà: una connessione a fine serata o una volta ogni due giorni, uno spazio simile ad un blog ma soprattutto la volontà di partire da sé, di prenderci lo spazio senza chiedere permesso.

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7 Responses to Sì ma quante sono?

  1. Seshats says:

    Io anche avevo bollettino di guerra come riferimento di studio per la violenza di genere in Italia. dove vivo io, Napoli, per mie ricerche, sono entrata in contatto con i centri antiviolenza, con alcuni consultori,ospedali ed enti. Quello che è evidente è che le violenze emerse sono, come già sappiamo, una minimissima parte. Medici operatori e psicologi con cui ho parlato denunciano uno stato di profonda depressione e demotivazione in larghe fette della popolazione in particolare femminile, e non parliamo di ignoranza sui diritti,gli stupri e gli incesti familiari non sono rari e restano perlopiù totalmente invisibili. Dato l’alto numero di cittadini non regolamentati immagino che alcuni delitti rimangano addirittura sconosciuti. Insomma io ogni volta che vengo a conoscenza di qualche caso o parlo con qualcuno più addentro mi rendo conto che la violenza relazionale qui è in moltissime situazioni una norma. Però il comune si è costituito parte civile in un precessiono per stupro che c’è stato poco fà

  2. anarcofem says:

    Ciao Tiziana, mi fa piacere che anche a te sembri un’ottima idea. In rete per quanto riguarda la tua regione e in particolare Roma sono già attive le donne di #save194lazio, puoi chiedere aiuto a loro e cominciare a costruire uno spazio dove documentare le violenze di cui venite a conoscenza sui giornali. Il discorso ospedaliero è più complesso, un tempo Udi aveva affisso le bacheche rosa per invitare le donne a denunciare un po’ ovunque, puoi rivolgerti a loro per questo o ad altre strutture, enti e associazioni che nella tua città (fortunatamente) sono numerosissime. baci.

  3. tiziana attili says:

    L’idea è buona, sarei disponibile per Roma,ma non penso di farcela da sola,certo che l’idea di un osservatorio negli ospedali sarebbe utilissimo, ma posso immaginare le difficoltà,però ci darebbe un’idea sul fenomeno della non-denuncia,della violenza sommersa che si sa essere enorme rispetto al numero delle denunce, si sa che il femminicidio è solo la punta dell’iceberg.

  4. anarcofem says:

    Lafra, ti stra-quoto, bella di zia! 🙂

  5. anarcofem says:

    Ciao Sud, anch’io ho l’impressione che molte notizie mi sfuggano, in alcuni casi ne sono proprio certa, in altri devi un po’ fare lo slalom nella merda di alcuni giornali che si ostinano a pubblicare solo le violenze di genere compiuti da stranieri e non da sardi (succede anche questo, ahimè). Il mio è un tentativo, malriuscito e opinabile senza dubbio, ma almeno ho posto la parola “fine” alla dipendenza da enti e istituzioni che centellinano questo tipo di informazioni. Ho fatto da me, non so se male o bene ma ci sto provando. Ricambio l’abbraccio.

  6. lafra says:

    La proposta è ambiziosa ma pone una questione molto importante. Sarebbe bello che nascessero gruppi regionali o locali per fare una documentazione di questo genere. Il lavoro di documentare femminicidi e varie violenze di Bollettino di guerra è stato pioniero in questo, più per il conteggio in se che è un bel problema e che forse meriterebbe una riflessione a parte per il tentativo di analisi del linguaggio, operando un passaggio di analisi e riflessione sul fenomeno anche in termini culturali. Tuttavia è impossibile riuscire a documentare tutte le violenze in Italia in un unico progetto, almeno credo, perché la cronaca locale su violenze altre rispetto al femminicidio difficilmente rimbalzano molto sui media e sono facilmente rintracciabili. Per cui se si creassero progetti di monitoraggio del fenomeno su zone, provincie, regioni specifiche sarebbe più facile tenere memoria di tutto. Basterebbe magari mettere su un blog aggregatore dei differenti blog regionali, per esempio, ma la parte tecnica è il meno. Senza persone che si fanno avanti e si fanno carico del lavoro di documentazione non si può fare molto! Coraggio fatevi sotto! 🙂 Poi è interessante anche approfondire il che farsene di questi numeri

  7. doriana says:

    cara zia jo, ho la netta impressione che nella mia regione le notizie non escano sui giornali, se non molto molto sporadicamente. me ne sono resa conto in realtà per caso, attraverso i racconti di amiche che lavorano in ospedale, e lo scorso anno mentre transitavo in in un reparto ho assistito a conversazioni tra medici e scene assurde, cose che di certo non si leggono sui giornali. difficile avere la “misura” in questo modo….come donne calabresi in rete avevamo chiesto lo scorso anno alla regione calabria l’istituzione di un osservatorio, preposto proprio a questo scopo, ti lascio immaginare la reazione….
    bella la tua idea, e bello il vostro lavoro, soprattutto in questo momento di estrema “confusione”…un abbraccio

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