Quelle due o tre cose che non vorresti più leggere

Visto e considerato tanto squallore mediatico e un uso del web veramente penoso negli ultimi tempi ho pensato di risolvere la questione affrontandola come un’adulta responsabile nel modo che mi è più consono: la butto in caciara. Ci sono degli argomenti che tornano sempre a galla, sì un po’ come gli stronzi ma in maniera più elegante, roba talmente trita e ritrita che veramente non si può, avete stracciato le ovaie, non vogliamo leggerle più. Mai più.

 

La prima è la famosa frase di Voltaire.

Avete subito capito quale, nel caso ce ne fosse bisogno “Non condivido la tua idea ma darei la vita affinchè tu possa esprimerla”. Ora, questa frase in sé e per sé non significa assolutamente nulla a meno che non conosciate qualcuno che si è immolato per idee altrui; nemmeno Gesù Cristo ha fatto una cosa del genere, e infatti non ha alcun senso. La frase incriminata, oltre ad aver subito nel tempo pericolose mutazioni genetiche non è affatto di Voltaire ma è una citazione de “Gli amici di Voltaire” del 1906. La paternità, anzi la maternità della stessa, è di Evelyn Beatrice Hall, una delle tante scrittrici che firmavano i propri libri con uno pseudonimo maschile poiché la letteratura non era considerata affare da donne. La citazione quindi non ha assolutamente nulla di illuminista né tantomeno di democratico (nel senso becero del termine “in democrazia tutti possono parlare”) come si vuole far credere, semplicemente presa così da sola non ha un grande senso logico, al massimo può avere un’approssimativa lettura idealistica: bella è molto bella, per carità, ma è anche una bella cagata. Al di là di tutto, Voltaire era solo apparentemente tollerante, cosa che si addice maggiormente al suo spirito polemico e battagliero, basta leggere anche solo un suo testo per capire che era litigioso, virulento, strenuo difensore della monarchia alla quale si appoggiava continuamente, razzista e ovviamente acceso anticlericale. Come altri pensatori e filosofi era convinto che l’unico modo per uno Stato di poter esercitare la tolleranza era creare cittadini tolleranti e nei casi più gravi sottometterli con il carcere, la privazione, l’esclusione (altro che immolarsi per idee differenti!), concetto che verrà poi approfondito in maniera più liberale, da Karl Popper ne “La società aperta e i suoi nemici.”

Il ritorno agli anni ’70

Sono esattamente quarant’anni di questa solfa, detto francamente: basta. Ultimamente poi, ovunque vada, in qualunque discorso, lettura, chiacchierata, avverto questo gusto leggermente retrò, diciamo pure vintage: ebbene sì, pare che non ci si possa esimere dal nominare sempre gli anni’70. Capisco che quel decennio sia stato fondamentale per la storia umana ma non vedo perchè tutta questa enfasi nei confronti proprio dei ’70. E gli ’80, mischini, perchè a loro niente? Soprattutto quando si fa un’analisi sociologica anche spicciola, quando si parla di “movimenti” e di lotte ecco rispuntare subito gli anni ’70, la lotta armata, le contestazioni e le violenze di strada e soprattutto..tà-dàààn: le brigate rosse! Sì certo, c’erano pure quelle, come quelli di estrema destra che facevano il buono e il cattivo tempo negli anni di piombo ma chissà perchè sempre ‘ste brigate rosse di mezzo. Come il prezzemolo oh. La strage di Piazza Fontana, la strage di Gioia Tauro, quella di Peteano, quella della questura di Milano, la strage di piazza della Loggia, quella del treno Italicus, quella di via Fani e quella di Bologna e poi i Nar, Terza Posizione, Ordine Nero, Ordine Nuovo, Avanguardia Nazionale: non pervenuti. Sempre e solo le BR, e vabbè. Il web è stracolmo di ipotetici ritorni agli anni ’70 e a me andrebbe pure bene visto che io in quegli anni ci sarei nata e ho certamente passato gli anni migliori della mia vita: sbavavo una bellezza, ero incosciente, quando facevo i rutti si complimentavano anziché schifarmi, mi pulivano il sedere, cose meravigliose che non sto qui a raccontare.

La zia Jo negli anni ’70

E poi negli anni ’70 si faceva musica celestiale rispetto a quella di oggi, ci si vestiva con fantasia, c’era il femminismo della seconda ondata, una libertà sessuale che oggi ci sogniamo, insomma, a me starebbe pure bene questo benedetto ritorno, magari riuscivo pure a vedermi un concerto dei Led Zeppelin. Leggere dopo 40 anni ancora questo terrore di un passato che non tornerà mai più mi fa pensare che chi è così spaventato/a da questa esperienza potrebbe essere o una persona cresciuta dopo quegli anni che si è bevuta il culturame mainstream e ormai procede per frasi fatte o, cosa più probabile, qualcuno che allora c’era e che non vuole assolutamente tornare a quei tempi. Forse perchè sta tanto, troppo bene così com’è e non vuole perdere tutto il potere che si è conquistato.

Sto per toccare una nota dolente: PPP e la favola del poliziotto proletario.

E’stato già scritto tutto su questa cosa, mi ci metto anch’io tanto non fa differenza. Il testo di Pasolini è qui ed è una prosa lunga, complessa, che finisce con una parola incredibile per i giorni d’oggi, scritta con la maiuscola: Rivoluzione. Purtroppo buona parte delle persone che non hanno mai neppure dato una lettura veloce a questo testo non sanno cosa si perdono ma allo stesso tempo non si possono esimere dal citare a cazzo almeno la favola del poliziotto proletario estrapolandola completamente dal contesto e dai passi in cui Pasolini spiega perchè aveva preso le distanze dagli studenti. Certamente “Il PCI ai giovani” ha inchiodato il povero PPP ad un processo senza appello destinato a reiterarsi a qualunque latitudine in qualunque contesto storico, sociale e politico. Il poliziotto come proletario vale sempre, mica solo nella battaglia di Valle Giulia nel 1968, fa nulla che il PCI è estinto da decenni e chi guadagna 1300 euro per dare mazzate alla gente obiettivamente sta molto molto meglio di noi poveri cristi che prendiamo 600 euro (quando va bene) in un call center o ci facciamo spremere per 7-800, trattati come schiavi, nei lavori stagionali. Se l’ha detto PPP l’ha detto PPP, valeva decenni fa e resterà imperterrita nei secoli: io propongo anzi di scolpirla nella roccia la favola del poliziotto proletario, sia mai che ce ne dimentichiamo. Tra l’altro, nello stesso testo Pasolini, così come si era schierato dalla parte dei poliziotti aveva portato come fulgido esempio di vero comunismo gli operai, non sapendo che 44 anni dopo la dura realtà sarebbe stata quella in cui molti operai avrebbero votato Berlusconi, Lega e affini e che buona parte di quelli specializzati avrebbero guadagnato più di 2000 euro al mese. Io francamente non so che cosa avrebbe potuto scrivere adesso Pasolini, forse in questi magri tempi revisionisti ci poteva stare anche un suo rincoglionimento GiovanniLindoFerretti-style, l’unica cosa di cui sono quasi certa è che buona parte di quegli studenti che allora si arrabbiarono moltissimo per gli strali di PPP sono gli stessi terrorizzati dal famoso ritorno agli anni ’70 di cui sopra.

Gli -ismi sono IL MALE.

Ringrazio l’esimio dottor Mazzola che ormai è diventato il capostipite nella giustissima e sacrosanta guerra agli -ismi, perchè gli -ismi “non vanno mai bene”, sono sinonimo di fanat-ismo o, meglio ancora, di estrem-ismo. Io ora vorrei solo capire che male può aver fatto la lingua italiana, poveraccia. Ma perchè tanto accanimento contro questo suffisso? Perchè? Ma cosa vi avrà mai fatto il tur-ismo, il romantic-ismo, passi per il meteor-ismo che puzza anche ma almeno il surreal-ismo, almeno quello! E poi onestamente di suffissi ce ne sono di ben peggiori, ma volete mettere -astro? -astro è proprio antipatico. E -ucolo? Peggio mi sento. E poi non vedo perchè fermarsi alla grammatica, andiamo oltre, buttiamoci anche sull’analisi logica, io direi che il predicato nominale è sinonimo di odio sociale e “non va mai bene” e poi, se proprio la devo dire tutta, io il predicato nominale non l’ho mai capito, c’ho il rifiuto di ‘sto cazzo di predicato nominale. E poi ci sarebbero le figure retoriche, c’è quell’epifora che non me la conta giusta. E la prolessi? Fa pure schifo la prolessi, sembra una malattia dell’intestino, magari toh, è sinonimo di guerra fratricida e “non va mai bene” e noi non lo sappiamo. In quanto fan accanita di questo tipo di nobilissime battaglie io mi trovo assolutamente favorevole all’estensione di questa censura linguistica, da portare fino all’estremo, fino ai mugugni, fino agli starnuti, crepi l’avarizia. Finiremo per chiamarci lanciandoci oggetti addosso e comunicheremo a gesti ma almeno avremo risolto questo atroce problema del “non va mai bene”.

 

*Nel prossimo post: il reggi-emorroidi all’uncinetto. Schema, spiegazione e punti illustrati passo passo con un semplice tutorial adatto anche a principianti. Stay tuned.

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6 risposte a Quelle due o tre cose che non vorresti più leggere

  1. anarcofem scrive:

    E non mi ricordo quanti ne ho scacazzati di commenti sul tuo blog. Io di solito commento poco (a parte su Femminismo a Sud dove ci scrivevo anche, fino a prima dell’estate), per lo più trolleggio qua e là quando sono in fase molesta. In realtà il tuo blog è poco adatto al trolling, attrezzati meglio per favore. E poi è ovvio che ti leggevo già da prima, guarda che in questo momento sul tuo blog campeggia “Una mattina, svegliandosi da sogni inquieti, Gregorio Sansoni si ritrovò con un cazzo enorme”, che proprio un bel biglietto di presentazione non è, per una poveraccia che non ha mai letto nulla di tuo.

  2. anarcofem scrive:

    Grazie Gilda! Ricambio il bacio :*

  3. Claudio scrive:

    E io non ne sapevo nulla!
    Non ricordo tuoi commenti. Secondo me menti! E se è uno solo non vale.
    Che diamine, ero così euforico per la mia nuova carriera di molestatore virtuale e invece scopro una tua radicata attività di spionaggio nei miei confronti.
    Voi lettrici silenziose sarete la causa della mia morte. Che diamine, pure i serial killer ricevono lettere d’amore in carcere e io no.
    Magari c’è tutto un mondo di donne che scrive “Claudio bono by Katia81” o “Sdrammaturgo ti amo” nel diario e io ne sono all’oscuro e non ne ottengo benefici.

  4. gilda scrive:

    quando la butti in caciara sei geniale
    un bacio

  5. anarcofem scrive:

    Puah. Povero illuso. Seguo il tuo blog da mesi e mesi, ci ho pure commentato (ho fatto prima io), tzè.

  6. Claudio scrive:

    Ti sei appena guadagnata un cyber stalker.

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