La Storia a metà

Probabilmente non sono l’unica a provare nostalgia di quell’infanzia legata ai banchi di scuola, all’odore dei quaderni nuovi, alle matite appena temperate, alle gomme da cancellare. Di quelle mattinate spese ad ascoltare lezioni spalmati sulle sedie e sui banchi, ad imparare nozioni, ore ed ore ad ascoltare Storia e storie di gente morta e putrefatta da tempo immemore che però ha lasciato visibile traccia nei libri di testo, nelle sovrastrutture in cui viviamo e nelle quali occupiamo il dato posto che ci è destinato come una casella da riempire.

La storia con la S maiuscola come Verità, mentre tutto ciò che vi si oppone in qualche modo un tentativo revisionista di alterarne la validità. Tutto vero. Oppure no.

Succede che poi inevitabilmente si cresce e del bianchetto e dell’evidenziatore talvolta ricordi a malapena l’esistenza oltre all’utilità, cominci a studiare la Storia per cavoli tuoi, parti dai racconti e dalle memorie o dalle giornate dedicate agli avvenimenti da commemorare e finisci per fare un giro sempre più largo, fino a trovarti davanti ad eventi storici con la s minuscola che neppure immaginavi. Tanti, pure troppi.

Il 19 febbraio ad esempio da qualche altra parte del mondo (non l’Italia, ovviamente) è altamente probabile che si terrà una commemorazione in ricordo dei 30.000 etiopi uccisi nel 1937 dall’esercito italiano fascista come rappresaglia per l’attentato a Rodolfo Graziani. L’eccidio, cominciato il 19 febbraio del ’37 terminò dopo 3 giorni: per quel tempo la città fu blindata e la caccia all’uomo, alle donne e ai bambini fu garantita grazie alla collaborazione dei carabinieri e della comunità italiana. Addirittura, poiché i plotoni di esecuzione e la gente comune con gli strumenti che aveva in casa (mazze, coltelli, ecc) non potevano bastare ad effettuare il genocidio, si utilizzarono le mitragliatrici pesanti.

Qualcuno potrebbe obbiettare che i colpevoli erano tutti fascisti ma nel leggere i racconti direi che il mito dell’italiano “brava gente” crolla miseramente: non ne farò una questione di destra o di sinistra, a me questi discorsi sembrano sempre più una giustificazione dell’italiano buono contro lo straniero cattivo. Che è più o meno lo stesso schema che ci ripetiamo continuamente quando precipita il classico aereo “ma per fortuna non è morto nessun italiano” e allora chissenefrega. Oppure quando la carovana che è partita da Sharm, nota località turistica fondata dai nostri compatrioti grazie all’ausilio delle bombe per costruire la spiaggia, è stata sequestrata per intero e, putacaso si riscontri la presenza di qualche oriundo italico, allora sono certamente titoloni di giornale, giornate di cronaca e attesa e preoccupazione.

E questa giornata della memoria sui martiri delle foibe non è da meno, ricordare i propri morti (forse 6000?) va sempre bene in questo paese, ma ricordare 15.000 sloveni trucidati no. Ricordare i lager fascisti, le pulizie etniche, l’utilizzo delle armi chimiche per decimare la popolazione non si può, noi siamo sempre belli, bravi e buoni. Gas iprite? Arbe Rab? Non pervenuti. Non esistono questi ricordi nella storia italiana, sono stati accuratamente e volutamente cancellati.

Qualcuno potrebbe ancora obbiettare se possa avere un senso ricordare tutto questo, dopo tanto tempo trascorso, se non sia il caso di lasciare le cose come stanno visto e considerato che una Norimberga italiana non c’è mai stata né mai ci sarà.

Ed allora mi rifiuto di commemorare qualunque cosa nella giornata della memoria X o Y riservata a noi italiani, nessun ricordo per nessuno, non vale la pena ricordare le cose a metà, insegnare e tramandare una storia falsata e chiaramente parziale.

Tutto questo mi viene in mente in previsione delle grandi celebrazioni sui 150 anni dell’unità d’Italia, la cui storia di unificazione è stata manipolata ad arte, in cui centinaia di migliaia di morti saranno taciuti e occultati dalla storiografia ufficiale che vede prevalere gli eroi risorgimentali sacrificatisi per l’ideale della Nazione. I patrioti italiani brilleranno di luce propria nei giorni a venire poiché si sono immolati per la causa, mentre di quelli che l’unità non la volevano non sarà fatta menzione.

Ma su queste celebrazioni e sulle tante perverse eredità che lo stato italiano ha lasciato e continua a lasciare in particolare alla mia terra, la Sardegna, avrò modo di tornare in un prossimo post.

http://www.youtube.com/watch?v=2Nf15d90jmg

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2 Responses to La Storia a metà

  1. anarcofem says:

    Grazie mille, mia donnola. Lo cercherò in questi giorni sperando di trovarlo, è un argomento che mi interessa moltissimo. Un abbraccio.

  2. gilda says:

    a proposito di quello che scrivi, consiglio un libro uscito da poco: “Razzismo e indifferenza” di Renato Curcio (http://www.anobii.com/books/Razzismo_e_indifferenza/9788889883372/013ea0747390829b71/), che indaga il razzismo di origine italiana, dall’unità d’ italia al periodo coloniale al fascismo fino ad oggi; una storia volutamente cancellata, sempre rimossa.
    la sempre affezionata donnola

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