Passato/presente e ritorno

Emma siede davanti allo scrittoio da un po’ di tempo, spalle curve, troppo curve. Cerca di raddrizzare un po’ la schiena stanca dalla postura: niente. Non le riesce proprio di scrivere nulla questa volta. Non sono di certo le argomentazioni a mancarle, già espresse in parte nel saggio “La tratta delle donne”, né tantomeno è il tema della prostituzione a non riscuotere il suo interesse: ha passato una vita ad occuparsi dell’emancipazione e della liberazione del genere femminile, una volta è stata perfino arrestata mentre insegnava ad alcune donne l’uso di metodi contraccettivi. Sono le facce che sa già di vedere alla conferenza, le espressioni che sa di ritrovare in quei volti a causarle un blocco creativo. Emma è stanca di quei visi che subisce da una vita, attoniti, compunti, concentrati ma soprattutto sconvolti mentre annuiscono fintamente sotto baffi e barba o nascondono gesti di stizza sotto pastrani, sciarpe e cappellini. Compagni e compagne avvezzi a qualunque tipo di ragionamento, incluso l’utilizzo della violenza rivoluzionaria, ma totalmente refrattari alla rigenerazione interiore, al rigetto di quei pregiudizi considerati da tutti di secondaria importanza rispetto alla lotta per la libertà. Emma sorride, le è appena tornato in mente il vecchio Kropotkin quella volta in cui si sono incontrati, prima di Kronstadt, prima dell’orrore: “Vale la pena perdere tanto tempo a discutere di sesso?” le aveva detto.

“Dove devo firmare? Firmo sì, certo che firmo, è ora di dire basta, basta, basta. Basta con queste mignotte! Stanno rovinando quel poco che abbiamo conquistato: in galera devono andare, tutte quante! E che mica ci devono andare solo quelle di strada che bruciano i copertoni, devono finire al gabbio pure le esport, le escort, come si chiamano loro. Questo schifo deve finire, sono veramente nauseata, quindi firmo e scendo pure in piazza come ha detto il tiggitrè. Come? Legge Tarzia? Femminicidi? No, non so niente di queste cose politiche, non mi interessano affatto. Qua bisogna dare una ripulita di tutte queste zoccole che poi le guarda anche mio marito in tv. Sì, faccio la casalinga. No, certo che non sono retribuita, di pensione poi prenderò la minima…ma che c’entra tutto questo?”

Emma sa che la liberazione passa attraverso l’esercizio libero della propria sessualità perchè la schiavitù sta purtroppo nell’identificazione tra la prostituta e il mestiere che esercita, in quello status perenne e immodificabile che plasma la vita di chi si prostituisce, marchiandola in modo indelebile in quelle sudicie carte di riconoscimento che la bollano come “donna pubblica”. Emma è cosciente che la proibizione del meretricio sia non solo un esercizio inutile ma anche dannoso, sa che la prostituzione è dovuta a cause soprattutto economiche e sociali, all’inferiorità della donna rispetto all’uomo, spesso portata a vendere il proprio corpo a causa della mancanza di mezzi di sussistenza, così come nell’istituzione del matrimonio, a cui le donne che non vengono da situazioni sociali di forte criticità sono destinate, una prostituzione legalizzata sotto il controllo di uno stesso uomo da cui dipendono a vita. Emma già immagina quelle facce esibirsi in una serie di rughe da mostrare e labbra secche da bagnare e sopracciglia da aggrottare mentre paragonerà la prostituzione al matrimonio…

“Sì, firmerò anch’io e se il caso lo richiede, scenderò con le donne in piazza. Una volta abbattuto Berlusconi, il problema, almeno per le donne, sarà risolto. Poi ci penseremo noi, magari facendo un po’ di quote rosa in politica a ridare dignità e rappresentanza alle donne. Io, vede, ho moglie e figlia e queste cose non mi vanno proprio giù. Mia moglie lavora in casa, prima faceva la segretaria in uno studio legale ma quando è andata in maternità è stata licenziata; mia figlia invece sta ancora al liceo. Ecco, io non voglio che questi modelli malati di femminilità le vengano trasmessi, anche se non c’è nulla di male, per carità, nell’essere delle belle ragazze e voler mostrare il proprio corpo in tv. Ma mia figlia no, questo genere di cose non le deve fare, preferisco che si prenda una bella laurea e vada a lavorare onestamente. No guardi, non mi venga a dire che la prostituzione è una cosa e il sistema che permette a chi si prostituisce di fare carriera un altro, per me fa tutto parte dello stesso schifo. Adesso ci si mettono pure le minorenni. Minorenni troie. Sono anche loro che provocano, poi quando le stuprano…e non lo dico perchè sono maschilista, anzi, a me piacciono le belle ragazze. Quella Ruby ad esempio mi attira un sacco. Detto tra noi: vedesse che gran culo ha quella lì..”

Niente, non le riesce proprio di scrivere nulla, Emma assume involontariamente quel cipiglio severo che le è proprio e che fa tanto ridere Sasha. “Chissà cosa sta facendo..” No, meglio non seguire questo filo di pensieri, Emma è una donna gelosa e ne è pienamente consapevole, meglio pensare a qualcos’altro, a qualcun altro. Il suo sguardo vaga verso il ritratto di Mary Wollstonecraft, la donna in cui rivede se stessa nella ribellione ad ogni tipo di costrizione autoritaria e nella continua sfida al conformismo. E quella volta in cui, almeno dieci anni prima, nel 1911, le aveva dedicato una conferenza, le facce degli ascoltatori si erano trasformate visibilmente da sconvolte in inorridite: tutti pensavano che su Mary Wollstonecraft, su quella donna scandalosa, considerata da tutti una sgualdrina fosse calato per sempre il sipario e l’oblio . Invece per Emma la figura di Mary è stata la chiave di volta verso la critica al puritanesimo, alla moralità comune, all’ipocrisia anche tra gli stessi compagni e compagne. La sente sorella, affine al suo spirito ribelle, incredibilmente vicina. In lei si rispecchia e si riconosce.

“Ho deciso di firmare anch’io perchè sono stanca di vedere che la dignità della donna è calpestata da queste zoccole che infestano le televisioni e che fanno carriera vendendo il loro corpo. Devono morire! Devono sapere cos’è la fatica, devono imparare cos’è il sacrificio e farsi il mazzo come ho fatto io in tutti questi anni di studio sui quali ho speso tutte le mie energie. Ho anche un master, sa? Come vede, io ho scelto di non piegarmi a certe logiche di sfruttamento. Come dice? Sì lavoro nel privato. Sì sono precaria. Sì, lo so che guadagno meno dei miei colleghi maschi. Ma con la crisi che c’è sono stata fortunata a trovare almeno questo lavoro. Non sono mica come quelle lì, io, e sono felice di scendere in piazza e poter gridare finalmente a voce alta che non tutte le donne sono in vendita!”

Emma sistema gli occhiali sul naso, impugna la penna e comincia a scrivere.

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3 Responses to Passato/presente e ritorno

  1. Lady Losca says:

    Che rabbia, Jo, che rabbia.
    Un abbraccio.
    Ledilò

  2. anarcofem says:

    Hai ragione, Dorià…e quanto sarebbe bello per me conoscerne molte di più al di fuori di questi schemi in cui spesso vengono ritratte! Qua, purtroppo, quando non c’è la televisione..c’è la chiesa a fare il resto, mi spiace dover scrivere queste cose ma la religione di massa è spesso più deleteria per il senso critico di 20 anni di “striscia l’immondizia”.

  3. Doriana says:

    ……eeeeeeeh…(sospiro), scrivi Jo, scrivi. 🙂

    pero’ te la posso dire ‘na cosa? si, te la dico: ‘ste povere casalinghe … sempre ignoranti e semi-lobotomizzate (ritratte cosi’ un po’ da “tutte”).

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