Lamentazione

E’ un po’ di tempo che la zia Jo vive una fase di brontolìo: passerà, mi ripeto, ma poi non passa.

Detesto brontolare, lamentarmi e borbottare come una pentola di fagioli e non ho un rimedio valido se non quello (arcinoto) di mettere le cose per iscritto. Mi voglio lamentare pubblicamente, insomma, e chi s’è visto s’è visto.

Il primo motivo della lamentela e dello scontento direi che è dovuto alla mia enorme difficoltà nel reperire notizie serie a causa del mainstream massmediatico che ormai nella mia mente ha preso la forma di un grande scudo spaziale assolutamente impermeabile a qualunque avvenimento che copre l’intera fascia dalle Alpi a Lampedusa. Non si riesce a bucare la copertura delle notizie manco con un raggio missile con circuiti di mille valvole né “dal basso” né “dall’alto”.

Con l’espressione “dal basso” intendo quegli avvenimenti locali (non la cronaca nera/splatter che invece dilaga ovunque in nome del babau-paura-sicurezza) che fanno veramente la POLITICA in questo paese (paese volutamente minuscolo), non solo la Tav o le discariche in territorio campano che si trovano già sotto i riflettori ma anche il caso di Quirra nella mia isola, Siracusa in Sicilia ecc.

Io le chiamo anche non-notizie perché nessuno a livello nazionale le conosce e vengono sistematicamente e volontariamente coperte da qualcos’altro di minore importanza ma che possa distrarre in maniera quasi registica la gente. Per trovare le notizie “dal basso” e capire come stanno andando veramente le cose bisogna setacciare i quotidiani regionali e provinciali: praticamente un lavoraccio.

Con notizie “dall’alto”(sempre nell’immagine dello shcudo spazzialo che mi sono fatta)  voglio comprendere invece le notizie che provengono soprattutto dall’estero e che non riescono ad entrare nel circuito dei media italioti: un esempio su tutti la rivolta in Croazia o quelle in Usa (ne parla Valerio Evangelisti qui).

Ci si occupa della Libia ma di tutto il resto chissenefrega: è evidente che il liberismo sta raccogliendo le dovute conseguenze in tutto il mondo ma in questo paese (sempre volutamente minuscolo) siamo assolutamente incapaci di raccontarlo. Può sembrare assurdo ma mi sono ridotta a dare almeno una lettura veloce al giorno a media generalisti stranieri, anche le Monde o El Paìs sono mille volte più informati su ciò che accade nel mondo dei quotidiani nostrani.

Mentre da una parte, ossia per le notizie locali, ravviso una precisa volontà di voler censurare le notizie in questo caso ho invece la precisa sensazione che ci sia un’incapacità di fondo dei nostri media nel riuscire a riportare ciò che accade tutto intorno a noi: chiamiamolo “bavaglio per pigrizia” e facciamo prima. Del resto perché occuparsi di TANTO altro se a casa propria c’è il bunga bunga? E’ un argomento talmente interessante…

Altri motivi di brontolaggine coatta riguardano certamente l’attivismo in rete, e i canali di informazione alternativa. Chi ha la pazienza di seguire codesto blog sa che ho cominciato a tradurre qualche testo di genere dalla rivoluzione tunisina, un po’ per curiosità visto che le donne tunisine erano note per essere le più emancipate dell’Africa (le uniche ad esempio ad avere il diritto all’aborto nella regione) un po’ perché ero stanca di guardare al mio ombelico, che per quanto mi dicano sia meraviglioso è sempre quello e m’è venuto a noia.

Procedendo in questa direzione ho trovato buona compagnia nelle sorelle di Femminismo a Sud e questo, scusate se è poco, lo trovo già un ottimo risultato, oltre ovviamente ai testi che pian piano stiamo traducendo e che parlano dei sogni, delle aspettative e delle speranze di queste donne, così lontane ma anche così vicine a noi.

Con grande emozione ed entusiasmo siamo riuscite a creare dei contatti, abbiamo gettato un ponte, qualcosa su cui costruire sorellanza e “bucare” la copertura sulle rivendicazioni di genere. Ma a parte noi che ci siamo poste in maniera diretta e orizzontale e i mediattivisti come Infofreeflow e il progetto Autistici che ci ospita, che hanno capito DA SUBITO l’importanza di ciò che stava accadendo e cercato di stabilire un legame di massima collaborazione con chi sta agendo la rivoluzione direi che fino a quest’ultimissimo periodo in cui comincio a leggere diversi pezzi che fanno riferimento a fonti dirette stavamo un po’ a zero.

E non perché l’argomento non sia stato trattato, anzi, un po’ ovunque è stata espressa solidarietà (e anche scetticismo talvolta) nei confronti dei popoli in lotta ma in questi mesi ho letto soprattutto tante, troppe ANALISI.

Questa è una cosa che mi è sempre piaciuta poco, l’analisi prevede sempre un distacco, un guardare dall’esterno, una mancata compartecipazione di cui io difetto quasi totalmente così come difetto di qualsivoglia tentativo di colonizzazione intellettuale (italiota o europea) basata su teorie e non su riscontri oggettivi: tanto è tutto inutile, manco chi la sta facendo ‘sta cazzo di rivoluzione sa dove andrà a parare, anzi molti di loro si stanno formando ora una coscienza politica.

E poi ovviamente c’è tutto il resto di cui lamentarsi, basta guardarsi attorno: riuscire a trovare qualcosa di positivo in questa società capitalista e consumista è di una difficoltà estrema, almeno per quanto mi riguarda. Anzi, a tal proposito e visto che è appena passato l’8 marzo: auguri a tutte le donne, adesso possiamo anche dedicarci a produrre spettacolo in stile “CSI-scena del crimine”, che meraviglia.

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