Maledetti blecche blocche!

Visto che ne parlano tutti, visto che è tutto un rincorrersi di notizie sull’argomento, di accuse e scuse e problemoni morali e visto che ogni brava donnina di casa dovrebbe essere al corrente di queste cose allora tocca anche a me scrivere della giornata del 14 dicembre a Roma.

Anche se non ero lì e non fa molto figo commentare da dietro lo schermo tutto ciò che è successo ho proprio tanta voglia di toccare l’argomento black bloc, meglio definiti “teppisti” dalla tv generalista.

Questi individui, questi facinorosi chi sono, cosa vogliono? Sono infiltrati della polizia, pagati, mercenari, i soliti quattro gatti dei centri sociali, ultras, anarchici, nazisti, non ci si è capito nulla.

E quanti erano? Chi ha lanciato i tavolini dei bar? E le sedie? Chi ha bruciato mezza urbe? Non si fa, non si fa!

Saranno mica i tizi del blocco nero, che si muovono tutti compatti e svelti come leprotti ,tipo quelli che abbiamo visto a Genova, contro i simboli del potere, le banche e le istituzioni tutte.

Ricordo che erano veri e propri idoli di tutti quelli che “ccioè, io con gli sbirri cerco lo scontro” ma isolati dai più ortodossi (“Credono di esserlo, lo potranno diventare, ma oggi, ora, non sono anarchici”). Augh.

Sarà, ma a me non sembravano affatto quelli là, con “i tamburi e le bandiere, le marcette e i passi battuti” del G8, ma forse mi sono persa gli strumenti musicali da qualche parte tra i filmati di youtube, tra un lacrimogeno e un naso fracassato. E poi pare che si siano anche sciolti, proprio come un complesso rock.

Questi terroristi di Roma hanno fatto danni per 20 milioni di euro, oh 2-0 m-i-l-i-o-n-i e non l’ho detto mica io, l’ha detto Alemanno, quello che lanciava le molotov e pestava la gente in gioventù, che si è fatto bene i conti e con quei soldi ci si pagavano quasi dieci giorni di missione di guerra in Afghanistan. Mi sono confusa: di pace, missione di pace.

“Professionisti della guerriglia” diretti da qualcuno di sicuro, da una regia occulta che cerca lo scontro di piazza per far cadere il “governo del fare”, magari da Rosy Bindi o da Bin Laden, non ci è dato saperlo per ora.

E’ legittimo però continuare a chiedersi chi li ha mandati, chi li paga questi anarcoinsurrezionalisti, perchè una cosa è certa: non possono essere persone a noi care, i nostri figli e figlie, i nostri fratelli e sorelle, no.

Poi lo sanno tutti che questa è la generazione rincoglionita da Harry Potter, i diciottenni di oggi sono tutti emo o viziati bimbominkia che pensano solo ad avere il cellulare di ultima generazione e non hanno disagi, non sentono pressante la preoccupazione per il loro futuro.

E’ risaputo che i ragazzi cresciuti a pane ed amicidimaria non hanno coscienza critica, sono stati anestetizzati da elezioni berlusconiane e studioaperto a tutte le ore, non potrebbero mai essere paragonati a quelli che hanno fatto il ’68 che andavano in fabbrica a lottare con gli operai. Perchè allora le fabbriche erano ancora aperte.

Allora sì che si voleva cambiare il mondo, non importa che gli ex sessantottini ora siano i baroni delle università, allora era BLABLABLABLA e Pasolini aveva detto che BLABLABLABLA e Gandhi invece BLABLABLABLA e la seconda guerre punica BLABLABLABLABLA.

Ma poi non si capisce neppure l’utilità di questa sottospecie di rivolta portata avanti da un manipolo di delinquenti (50 in tutto, l’ha detto Saviano), a cosa sarà servita tutta questa dimostrazione di forza, tutti questi scontri con le forze del dis-ordine, tutti questi tentativi di assediare una casta di cialtroni prepotenti gonfi di soldi e privilegi, asserragliati nei palazzi a negare un futuro a tutti, impegnati solo nei loro squallidi giochi di potere.

A cosa servirà poi un “moto popolare” come lo chiamerebbero gli storici, è un vero mistero, forse questa teppaglia vorrebbe dimostrare che questo Paese è composto da pacifisti a tutti i costi ben sistemati e pasciuti, col culo sui diritti ottenuti da altri con la lotta e il sangue, che si fregiano di belle parole come “democrazia”, “valori” o “nonviolenza” senza muovere un muscolo, facendo la rivoluzione con il loro migliore servizio da the e la solita X sulla casella con un nome scelto da qualcun altro per loro.

Beh, si sbagliano, gli italioti sono tutti brava gente, mica sono ignavi.

Insomma, questi maledetti blecche blocche non si capisce proprio da dove siano saltati fuori, oltretutto si spostano anche velocemente, figurarsi che ieri erano già ad  Atene a picchiare i papponi e domani saranno probabilmente a Londra, roba da non crederci! Sicuramente hanno tanti soldi e conoscenze in alto loco.

Io propongo di ignorarli, facciamo finta che non esistano, oltretutto siamo anche sotto Natale, si può mai fare la Rivoluzione quando siamo tutti più buoni?  No.

Vedrete che se non gli diamo importanza non lo faranno più, scompariranno come per magia. Forse.

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4 Responses to Maledetti blecche blocche!

  1. anarcofem says:

    Mi sia consentito di smarcarmi anche questa volta, come nel commento precedente sui supposti infiltrati, da certe logiche che non mi appartengono. Queste problematiche come l’eventuale presenza di provocatori o la condanna degli episodi violenti sono tipiche dell’informazione di regime che non intendo assecondare, non solo perchè sono discorsi strumentali alle stanze del potere ma perchè hanno il particolare intento di spostare l’attenzione dai reali problemi che ci attanagliano e non sono certo quelli delle mercedes andate alle fiamme e dei poliziotti menati. Le violenze vere qua sono ben altre, sono quelle commesse dallo Stato e chiunque si sia trovato a Terzigno in questi ultimi tempi oppure si trovi senza lavoro a causa di inutili tagli governativi sa a cosa mi riferisco.
    Inoltre, come già affermato da centinaia di testimonianze e come questo post vorrebbe sottolineare, i black bloc sono una barzelletta a cui non si può ancora dare credito, chi era in piazza l’ha affermato a gran voce fin da subito oltre ad aver rivendicato l’unitarietà della protesta.
    Infine ti consiglio, per avere una visione d’insieme e non riducibile al solo episodio di Roma decontestualizzato dai recenti movimenti francesi, greci e londinesi il testo “La rivolta” di Pierandrea Amato così da riuscire ad uscire dal riduzionismo che distingue purtroppo molti commentatori (specie quelli di una certa età) dell’evento e così da avere un maggiore realismo su ciò che sta accadendo e che accadrà nei prossimi anni.
    In ultimissima istanza: la parola nonviolenza in se stessa non basta. E’ già una pratica difficile per un singolo tra boicottaggi e resistenze varie, per un movimento così composito e spontaneo è assolutamente impossibile. Per praticare ciò ci vogliono strategie affinate da decenni e leader forti e carismatici di cui non disponiamo, oltretutto questo tipo di attivismi danno il loro meglio in alcuni contesti culturali come quelli asiatici e comunque, nonostante le sue premesse, ha creato i suoi bravi morti e le sue belle rivolte violente.
    In Europa invece perfino Barry Horne ci ha lasciato le penne, il concetto di ahimsa è troppo lontano da noi e in questo momento totamente avulso dalla situazione che si è venuta a creare con l’accrescersi della crisi economica e i primi crolli del capitalismo mondiale.
    Saluti

  2. Luponelvento says:

    Senz’altro c’erano persone che erano partite con lo scopo di sfasciare e creare devastazione, ed erano una minoranza rispetto al grande corteo, composto da una gran varietà di movimenti: universitari, cittadini dell’aquila e di terzigno, etc.. Il problema di fondo è che probabilmente sono riusciti a trascinare anche alcuni universitari tra i più giovani, persone che vivono davvero la protesta e l’inquietudine della nostra generazione, ma che nei mesi scorsi hanno adottato metodi pacifici per protestare. Le forze dell’ordine non hanno minimamente cercato di bloccare questi “violenti”, anzi, hanno lasciato che si sfogassero, che dessero il peggio di sé. Dal canto loro il grosso dei manifestanti doveva essere più unito e fermo nel bloccare i “violenti”, nel dimostrare la loro estraneità. Diversi cortei (es. gli aquilani) si sono distaccati dal caos che si è venuto a creare, dimostrando che non c’entravano e non volevano c’entrarci. A livello di studenti universitari invece c’era anche chi si è lasciato prendere la mano ed è andato dietro ai “black block”. Il movimento universitario è molto composito, ci sono dentro centri sociali, sindacati studenteschi, associazioni, partiti, collettivi politici, etc.. E non è da escludere che alcune parti di questo movimento siano anche per l’uso della violenza, sebbene siano di certo una minoranza.

    Pur invocando spesso anch’io delle azioni forti e radicali per rompere lo stato attuale del nostro Paese, sono convinto che la vera forza sta nella Nonviolenza, che non è sinonimo di immobilità: dev’essere resistenza attiva nonviolenta.

  3. anarcofem says:

    Può darsi che ci fossero infiltrati ma come in tutte le manifestazioni italiche, direi che è quasi fisiologico, ma non ha molta importanza. Qua la cosa fondamentale è non girarsi dall’altra parte e inventare tutta una serie di scusanti per negare la presenza e la rabbia di una generazione senza futuro. Li leggo tutti i giorni questi ragazzi e ragazze, qui su noblogs e non solo, e mi piace come la pensano, quello che scrivono, hanno uno sguardo lucidissimo sul futuro che non avranno, non si può più mentirgli.

  4. Piero says:

    Non è che ho capito molto quello che hai scritto….Alla fine qual’è la conlcusione? C’erano infiltrati secondo te, o no?

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